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Figura 1. Un miside lungo 3mm dal mio refugium. In questa vista laterale si nota la mancanza delle sacche di allevamento e pertanto potrebbe essere un maschio od un esemplare giovane. Si noti la forma delle appendici e le si confronti con quelle di qualsiasi altro vero gamberetto nell’acquario.


Quando si cimenti nellos tudio dei crostacei è molto probabile che l’acquariofilo si imbatta nel termine Malacostraca. Questo termine è il nome della classe tassonomica dei crostacei a cui appartengono i granchi, le aragoste, I gamberi e molti altri crostacei di discrete dimensioni. Come ci si potrebbe aspettare dalla loro forma complessa e eccezionalmente inusuale, i granchi costituiscono l’apice di un picco evolutivo che include molti altri animali, alcuni dei quali non gli assomigliano affatto. Da un esame delle caratteristiche necessarie a “creare” un granchio partendo da un qualche tipo di progenitore più primitivo, si vede chiaramente che i granchi, rappresentati dal gruppo chiamato infraordine Brachyura, si devono essere staccati dal resto dei crostacei circa 254 milioni di anni fa. I resti fossili di granchi più antichi rinvenuti fin’ora provengono da depositi formatisi circa 100 milioni di anni fa, ma anche questi antichissimi esemplari appaiono altamente specializzati e sicuramente non primitivi e di conseguenza il loro ancestrale lignaggio deve aver avuto una storia ancora più antica, come se 100 milioni di anni non fossero abbastanza antichi!


Mettendo insieme tutte le condizioni acnestrali necessarie, sic rea quello che potrebbe essere definito il “denominatore comune”, un’ipotesi o modello di animali che contenga tutte le strutture che devono essere trovate nell’antenato comune di tutti I crostacei moderni, quei crostacei nella classe Malacostraca. Questo insieme di ipotetiche condizioni ancestrali è chiamato “Facies Caridoide” (Figura 2). Nessun animale vivente ha tutte le caratteristiche trovate nel facies caridoide e nemmeno nessuno dei fossili trovati fin’ora.


Un animale che possedesse le caratteristiche del “Facies Caridoide” sembrerebbe essere un vero “anello di congiunzione mancante” che sembrerebbe rimanere per sempre tale dato che una tale creatura rappresenterebbe la manifestazione vivente (o fossile) della somma di un insieme di caratteristiche arbitrarie così come definite dagli scienziati per deduzione e non dalla natura attraverso l’evoluzione. In sostanza è impossibile che esista come non esiste quello stranissimo ipotetico animale chiamato “Politico Onesto”. Ciononostante, un gruppo di moderni crostacei ha molte delle caratteristiche del facies caridoide. Tale gruppo non solo esiste, ma contiene un numero così elevato di specie da essere considerato ragionevolmente vincente.



Classificato nel subordine Mysidacea, questi animali, chiamati “misidi” o “gamberetti misidi” ci danno una indicazione di come sarebbe potuto apparire il comune antenato di almeno alcuni dei più grandi e più evoluti crostacei. Inoltrem cosa più interessante, molti di noi hanno alcuni di questi animali negli acquari.


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Figura 2. Una rappresentazione di un ipotetico animale che mostri la serie di caratteristiche note come “Facies Caridoide”. Le appendici chiamate mascella 1 e mascella 2 sono posizionate dietro la mandibola e sno nascoste dal carapace in questa vista. Il carapace è una estensione dell’esoscheletro posteriore che si protende lungo i fianchi dell’animale rinchiudendo la testa, il torace e la base delle appendici toraciche. Le gambe toraciche sono anche chiamate periopodi e le pinne sono chiamate pleopodi. Modificato da Meglitsch, 1972.


Caratteristiche


I misidi comuni sono animali simili a gamberetti, che si trovano praticamente in tutti gli ambienti marini. Alcune forme che si trovano nelle profondità marine arrivano fino a 30 cm di lunghezza. Le caratteristiche che definiscono specificamente una creatura sconosciuta come miside, possono essere meglio descritte attraverso l’esame della gerarchia degli attribute strutturali che separano i misidi dagli altri gamberetti. Facendo parte della classica tassonomia descrittiva (in contrapposizione alla tassonomia genetica molecare), queste caratteristiche sono visibili e generalmente ovvie. I nomi in tale gerarchia tassonomica dei termini non sono concepiti semplicemente per essere una lista di nomi difficilmente pronunciabili e compresi solamente da una elite di “unti” della tassonomia. Le grasse risate che permeerebbero l’ambiente nel caso in cui la frase “elite di unti della tassonomia” fosse pronunciata per descrivere un tassonomista durante un incotrno scientifico, indicherebbero certamente che tali individui sono degli scienziati che lavorano proprio come tutti gli altri, eccetto per il fatto che le loro nomenlcature tecniceh tendono ad avere più sillabe. Molte, molte più sillabe.
La gerarchia tassonomica multisillabica dovrebbe essere semplicemente concepita come un modo per identificare un preciso gruppo di organismi all’interno dell’imenso gruppo di tutti gli altri organismi. Tali termini sono nomi di una serie di insiemi di caratteristiche definibili e dimostrabili can possono essere usati per caratterizzare e separare un piccolo gruppo di organismi dall’insieme caotico di tutte le specie animali. I nomi tassonomici formano una serie di gruppi che vanno dai più precisi ai più generici. Tali nomi non sono solo nomi. I nomi rappresentano una serie di caratteristiche che sono trovate in tutti gli animali descritti da nomi specifici. Andando dalla più generica alla più specifica, la nomenclatura idealmente inizia con le caratteristiche che definiscono il gruppo più grande di animali contenente l’animale in questione e va a finire in gruppi sempre più precisi e piccoli.


La nomenclatura gerarchida dei Misidi


I misidi sono organismi con cellule contenti organelli racchiusi in membrane, e nello specific, un volume contenuto in una membrana chiamato nucleo, contenente il materiale genetico dell’animale in forma di cromosomi appaiati e ciò significa che sono nel DOMINIO EUKARYA. Sono inoltre multicellulari ed eterotrofi, ovvero devono mangiare dato che non sono dotati di sistemi per fotosintetizzare, il che li pone nel REGNO ANIMALE.
Dato che sono completamente rinchiusi in un tessuto comprendente componenti extra-cellulari ed intra-cellulari modificatosi in esoscheletro. Si devono muovere su, o con, delle appendici recanti delle evidenti giunture. Di conseguenza, i misidi sono piazzati nel PHYLUM ARTHROPODA. All’interno degli artropodi, possiedono due paia di antenne, mandibole ed uno specifico tipo di larva chiamato nauplio. Queste sono le caratteristiche primarie che sono usate per mostrare che sono crostacei (invece che insetti o ragni) e ciò significa che sono nel SUBPHYLUM CRUSTACEA. Ci sono circa 40'000 specie di crostacei, grossomodo lo stesso numero di specie trovato all’interno dei vertebrati. I misidi condividono le caratterisitche elencate sotto con i granchi ed altri animali simil-gamberi, il che significa che sono classificati nella CLASSE MALACROSTACA.


Caratteristiche della Classe Malacrostaca


La serie di appendici che partono dalla parte anteriore dell’animale e che continuano fino alla coda sono le caratteristiche primarie che ci dicono se un dato crostaceo appartenga alla classe Malacrostaca. Tra queste le più importanti sono le appendici trovate in fondo alla sezione anteriore dell’animale, una regione che è composta della testa, o cefalo, fusa con il torace e chimata con una chiarezza aticipa per un nome zoologico, cefalotorace, e non testatorace …


Le più anteriori di queste strutture sono la coppia di organi visivi. Anche se possono essere chiamati “occhi”, questo è un modo molto scorretto di usare questo termine, dato che non sono occhi singoli. Composti da molte sub-unità, chiamati ommatidi, ogni fotorecettore è più propriamente chiamato “occhio composto”. Ci possono essere da un minimo di 3 ad un massimo di 30'000 ommatidi. La maggior parte dei misidi ne hanno un numero considerevole, spesso qualche migliaio per ogni occhio composto.


Eccetto i casi in cui la selezione naturale ha fatto magie agendo sulle appendici a tal punto da essere assenti o da essersi spostate, ogni appartenente alla classe Malacrostaca ha una serie fondamentale e basilare di appendici trovate nello stesso ordine in ogni individuo. Ci sono due paia di antenne anteriori, chiamate “antennule”ed “antenne” (principalemtne in Europa) o antenne 1 ed antenne 2 (principlamente in America). Inoltre ogni antenna 2 ha tipicamente due rami anche se in alcune specie il secondo ramo è ridotto o assente. Il terzo paio di appendici è rappresentato da un paio di robusti strumenti per triturare o strappare chiamate mandibole che macerano il cibo prima di metterlo in bocca. Dietro le mandibole ci sono alter due paia di appendici, le mascellule e le mascelle o mascelle 1 e mascelle 2. Si presume che siano appendici accessorie per alimentarsi. Queste cinque paia di appendici (antennule, antenne, mandibole, mascellule e mascelle) sono delle appendici della testa dato che embriologicamente si formano da un abbozzo tissutale chiamato somite che forma la primitiva testa embriologica. Tutti gli appartenenti alla Classe Malacrostaca hanno otto paia di appendici toraciche, anche se in linee evolutive almeno tre appendici toraciche frontali sono state incorporate nella regione della testa del cefalotorace. In più ci sono cinque paia di appendici addominali.


Se stavate pensando che vi stessi semplicemente infarcendo di un insieme di nomi, vi state sfortunatamente sbagliando. La Classe Malacrostaca è inoltre suddivisa in una serie di altri raggruppamenti via via che ci avviciniamo la nostra attenzione ai Misidi. Una delle suddivisioni più ampie della complessissima Classe Malacostraca è il SUPERORDINE PERACARIDA. Il nome Peracarida significa “nelle vicinanze dei” gamberi. Questo nome indica che tutte le specie di questo raggruppamento, che noi chiamiamo superordine, anche se strettamente imparentate con i gamberi, appartengono ad una linea evolutiva differente da quella dei veri gamberi.


Tutti gli appartenenti al Superordine Peracarida hanno le caratteristiche dei Malacostraca ed in più hanno alcune loro caratteristiche specifiche. Primo, sebbene abbiano un carapace, questo è normalmente abbastanza rudimentale. Inoltre tutti i Paracarida hanno almeno un paio delle appendici frontali del torace modificati in appendici per l’alimentazione chiamate mascillipedi e le femmine hanno una sacca di allevamento alla base di alcune appendici toraciche.


Gli appartenenti all’ordine peracarida non hanno larve che nuotano liberamente nel flusso, pertanto, il tipico stadio larvale dei crostacei, il nauplio, lo passano all’interno dell’uovo come fase embrionale pre-schiusura. Interessante notare che, seppur crostacei, i misidi devono aver attraversato un periodo evolutivo durante il quale per qualche motivo era un vantaggio non passare attraverso la fase di nauplio sospeso in acqua. Le larve si sono modificate in modo da superare lo stadio di nauplio dentro l’uovo avendo a disposzione nutrimento sufficente per svilupparsi direttamente allo stadio successivo. Questa caratteristica separa nettamente i misidi dai cosiddetti “very” gamberi, la maggior parte dei quali hanno larve che nuotano nel flusso, anche se va detto che alcuni non passano attraverso lo staio di nauplio. Tutti i veri gamberetti appartengono al gruppo ciamato Eucarida (che letteralmente significa “very gaberetti”).

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Figura 3. Una rappresentazione di un generica femmina di miside (modificato da McLaughlin, 1980). L’addome è giallo, il cefalotorace rosso, il carapace rosa e la testa è blu. Anche se testa e torace non sono distinti, le strutture assegnate alla testa sono colorate in blu. Si compari quest figura con quella del Facies Caridoide della Figura 2 e con il Miside della Figura 1.

Infine, questo ci conduce alla successiva ed ultima raffinata suddivisione, quella chiamata ORDINE MYSIDACEA. I misidi sono Pericarida con un carapace relativamente ben sviluppato. Anche se questo ricopre la maggior parte del torace, è attaccato solamente ai tre segmenti toracici anteriori. Questo carapace è la “minigonna” del mondo dei crostacei e non si estende giù sui lati sufficientemente da coprire l’attacco delle zampe. Le zampe hanno due grandi e ben visibili ramificazioni pressoché identiche. C’è una coppia di grandi e ben visibili stacocisti (organi d’equilibrio) che si trovano sulla pinna caudale. Avere gli stacocisti nella pinna caudale è tipico dei misidi, e serve per identificarli con certezza dato che tutti i misidi li hanno e nessun altro gambero li ha. Gli stacocisti sono organi costituiti da strutture sferiche riempite con del liquid che contengono nel centro una concrezione calcarea o “statolite”. Questa pietruzza sta nel centro della sfera sorretto dai sensori costituiti da ciglia rigide che assomigliano a piccolissimi microscopici peli. Le cellule dale quali si dipartono le ciglia, sono collegate al Sistema nervosa e mentre l’annimale si muove o cambia orientamento, la concrezione si sposta facendo piegare le ciglia stimolando le relative terminazioni nervose. Queste stimolazioni nervose permettono all’animale di avvertire cambiamenti di velocità ed orientamento. Molti animali, inclusi molti crostacei hanno gli stacocisti, ma nessun altro animale li ha nella coda.

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Figura 3. A sinistra. Un giovane esemplare che mostra la posizione degli stacocisti alla base della pinna caudale. A destra. Stacocisti che mostrano le concrezioni sferiche (statoliti) nelle capsule di cui sono composti questi organi di equilibrio.


I misidi che si trovano sulle barriere coralline, nei nostri acquari, o quelli che aggiungiamo come cibo vivo, tendono ad essere piccoli animali e come la maggior parte dei piccolo animali, costituiscono il cibo di animali più grandi. Molti misidi hanno optato per gli “ultimi ritrovati” in fatto di camuffaggio: sono diventati campioni in fatto di trasparenza. Per di più, a differenza della maggior parte dei gamberi che siamo abituati a vedere nei nostri acquari, i misidi sono spesso completamente o almeno parzialmente di abitudini planctoniche. Nelle barriere coralline ed in altri habitat marini, l’osservatore attento ne vedrà sciami muoversi sopra il substrato. Spesso si muovono vicini alla superfice, generalmente a non più di 30 cm di distanza. Tali sciami sono relativamente comuni in molti reef e forniscono cibo a molti animali di barriera. Sfortunatamente, i misidi delle barriere coralline sono stati studiati raramente e pertanto non sappiamo molto delle loro normali interazioni biologiche.


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Figura 4. Uno sciame di misidi fotografato a circa un metro sopra la barriera corallina nei Caraibi. Gli animali sono visibili solamente perché i loro occhi e parte delle interiora riflettono la luce della telecamera. I misidi erano lunghi circa 6 mm.


La forma del corpo e delle appendici rispecchia lo stile di vita errante di questo plankton demersale o del fondo. Questo è particolarmente evidente dalle loro appendici. Le loro appendici toraciche non sono adatte per camminare mentre sono progettate per uno stile di nuoto “touch-and-go”. Anche se molte specie toccano il substrato, non si muovono camminando e rarissimamente raccolgono cose dal fondo utilizzando le zampe. Questo è in netto contrasto con con la maggior parte dei gamberi che teniamo negli acquari. La maggior parte dei “veri” gamberi sono eccezionalmente ben adattati alla loro esistenza sul fondale. Non solo infatti sono ottimi camminatori ma raccolgono continuamente cose dal fondo utilizzando una sorta di tenaglie situate alle estremità delle loro appendici. I misidi invece sono praticamente sempre in movimento e non hanno alcun tipo di tenaglia nelle estremità delle appendici.


I misidi sono spesso animali che sono ad un livello intermedio nella catena alimentare. Tendono ad essere onnivori, mangiando organismi planctonici più piccoli, sia fito che zooplancton. A loro volta sono poi mangiati da zooplancton più grande, spesso piccoli pesci o gamberi più grossi. Data la loro appetibilità e le piccole dimensioni, la selezione natural ha fatto in modo da renderli il più trasparenti possibile. Ho allegato una immagine di un singolo miside appoggiato su un substrato di sediment e praticamente le uniche cose visibili sono gli occhi e il sottile canale nervoso che corre lungo la parte centrale della parte inferiore del corpo. La restante parte dell’animale è “visibile” solamente come dello “spazio” dove non si vede niente altro. Tutte le interiora, i muscoli, il sangue ed anche il cibo sono trasparenti. Quando nuotano, spesso l’unica cosa visibile sono gli occhi e gli statocisti. Questi ultimi sono così piccoli, che per poter essere visti la luce e la posizione dell’animale devono essere perfetti. Anche se i misidi nei nostri acquari sono visibili, come lo sono alcuni di loro, vengono confusi per altre cose. Date le loro dimensioni, la forma simil-gambero e spesos un colore rossiccio, spesso sono confusi per larve di gamberetti pulitori. Nella realtà, le delicate larve di questi gamberi pulitori non sopravvivono probabilmente più di qualche ora nella maggior parte degli acquari.





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Figura 5. Un miside solitario fotografato sui sedimenti. A sinistra: l’immagine non alterata. A destra: il contorno del miside messo in evidenza. L’immagine è perfettamente a fuoco, qualsiasi inaccuratezza della struttura è dovuta alla scarsa risoluzione imposta dale immagini online e dalla trasparenza effettiva dell’animale. L’animale era lungo 12mm.


I piccolo misidi prosperano negli acquari di barrier, particolarmente quelli con refugium. I misidi sono ottimo cibo per molti piccoli predatori come piccoli pesci ed alcuni degli invertebrati che si nutrono di zooplancton in sospensione come i cosiddetti LPS. Tutto ciò che ci vuole per farli crescere e riprodurre è la presenza di una zona di sicurezza nell’acquario e un po’ di cibo. Anche se il loro cibo natural è sconosciuto, sospetto che si tratti di microzooplancton, particolarmente le larve dalla fauna del DSB.


Misidi surgelati possono essere reperiti nei negozi specializzati, ed alcuni produttori li forniscono anche vivi (negli Stati Uniti) anche se questi ultimi tendono ad essere abbastanza costosi. Ciononostante, costituiscono un ottimo cibo per molti animali marini e sono decisamente una fonte di cibo molto più naturale dell’artemia. Alcuni acquariofili li allevano ed i sistemi di cultura sono praticamente gli stessi di quelli per allevare l’artemia. I misidi sono molto più “muscolosi” delle artemie e dovrebbero essere una fonte di alimentazione più nutritiva. Come le artemie però devono essere alimentati in maniera corretta per dargli un valore nutrizionale ottimale. Come tutti i cibi, siano essi vivi o surgelati, non possono costituire una fonte di alimentazione completamente bilanciata. Sono però un ottimo cibo supplementare.


References:


The McLaughlin reference cited below is the best brief description of anatomy of mysids, and the other general invertebrate and crustacean references will provide much supplemental information.

Bliss, D. E. (Ed.): 1982-1985. Biology of the Crustacea. 10 volumes. Academic Press, New York.


Kozloff, E. N. 1990. Invertebrates. Saunders College Publishing. Philadelphia. 866 pp.


Meglitsch, P. A. 1972. Invertebrate Zoology. Oxford University Press. London. 834 pp.


McLaughlin, P. A. 1980. The Comparative Morphology of Recent Crustacea. W. H. Freeman and Co. San Francisco. 177 pp.


Ruppert, E. E. and R. D. Barnes. 1994. Invertebrate Zoology. Saunders College Publishing. Philadelphia. 1056 pp.


Schmitt, W. L. 1971. Crustaceans. University of Michigan Press. Ann Arbor. 204 pp.


Schram, F. R. 1986. Crustacea. Oxford University Press. New York. 700 pp